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In questo articolo vengono menzionati i contributi di alcune personalità del mondo fotografico e della scrittura che hanno voluto omaggiare la fotografia di Andrea Morgante.

Claudio Pedone, esperto di sviluppo sostenibile

“…E’ difficile diventare spettatori della propria terra, se prima non si diventa stranieri.

Solo questo estraniamento consente di vedere e sentire

in modo diverso, di essere dentro e fuori.

Ecco, allora, che la macchina fotografica prima

e la fotografia dopo, diventano pretesto,

puri strumenti tecnici per dire l’altro che uno è diventato.”

 

Lanfranco Colombo, critico fotografico per conto della Kodak, racconta due aspetti caratterizzanti della fotografia di Morgante.

“Due caratteri della fotografia di Andrea Morgante mi hanno particolarmente colpito, uno tutto interno alla sua poetica, l’altro più specificatamente legato alle sue scelte stilistico-espressive.

Il primo è la forte empatia – direi di carattere esistenziale – che lega l’autore con i soggetti che ci propone attraverso il suo obiettivo: soggetti, voglio dire, che si esplicitano come fortemente interiorizzati e che rivelano – in particolare nell’attenzione al dettaglio, al particolare, agli eventi minimi – una lunga frequentazione. Se è vero che in genere si fotografa solo quello che si sa, Andrea Morgante non solo sa, ma ama da lungo tempo, e conosce fin nelle fibre più intime ciò che fotografa. E’ questo, probabilmente, che gli consente di attendere l’istante più propizio, il “momento decisivo” teorizzato dal mio amico Cartier-Bresson, in cui vengono a condensarsi nell’immagine il senso e la tensione di una scena, di un evento. Che poi si tratti di una spettacolare mareggiata o di una processione spiata attraverso una porta, di una partita a carte tra anziani o di un mosaico, ciò sta a indicare come l’universo di Morgante sia fondamentalmente omogeneo, pur nella sua variegata espressività, e intrinseco alle sue radici.

Il secondo aspetto che ritengo peculiare nei lavori del nostro è l’uso che egli fa della luce e, attraverso il suo trattamento, del colore. Se nel bianconero le sue immagini appaiono fortemente modulate nelle diverse tonalità del grigio, mai bruciate da forti e improvvisi contrasti tonali, allo stesso modo il suo colore appare lentamente sedimentato sulla pagina in nuances cromatiche che si attraggono alle mode correnti dei colori acidi e supersaturi. Si tratta di un risultato sorprendente, solo se si pensi all’abbacinante sfolgorare della luce del Salento, che Morgante – invece di utilizzare per esercizi di sfrenato cromatismo – modula in tonalità pastellate, quasi da affresco, che richiamano certi lavori di Luigi Ghiri. E’ un modo preciso di dichiarare la discrezione di un approccio che gode delle minime vibrazioni della luce e ne sa apprezzare e cogliere la valenza narrativa.
Un approccio fortemente interiorizzato e un linguaggio discreto: sono, a ben vedere, due aspetti di un’unica poetica che coinvolge direttamente il rapporto dell’autore con il proprio vissuto e il proprio ambiente: in cui ogni passo è un ritorno e ogni parola evoca una storia.”

Giulietta Bandiera, giornalista e autrice Rai e Mediaset, definisce la fotografia dell’autore con le seguenti riflessioni:

“…un’anima dal nome come d’avverbio,

che conosce una rara poesia di scatti

e uno sguardo immobile, tuttavia,

su una terra che si sottrarrebbe a traduzioni

appena meno fedeli…”

 

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